SI PUO’ FARE

di | 03/02/2021

Intervista a Pietro Iaria sul ballo per non vedenti

Buongiorno cari lettori. Con quello che state per leggere la rubrica ideata dal comitato pari opportunità UICI Roma è giunta al suo quarto appuntamento.

Febbraio è il mese del carnevale, del folclore e quindi delle danze. Di una forma di danza ci parlerà l’ospite di oggi, Pietro. Un altro componente del comitato e nuova conoscenza per l’UICI.

P: Ciao Federica. Sì, sono da poco entrato a far parte del comitato pari opportunità della sezione UICI Roma dove mi sono trasferito alcuni anni fa. Sono originario della Calabria dove sono nato, a Reggio Calabria ben trent’anni fa.

F: Come mai hai scelto Roma? Hai trovato difficoltà in questa grande città? Sei pentito della tua scelta?

P: Sono a Roma ormai da sette anni, ero vedente, perciò non esagero nel dire che è stato amore a prima vista! Il 2 marzo 2015 è stato un giorno molto importante per me poiché, tramite social network ho conosciuto una ragazza di Reggio Calabria che studiava a Roma. Dopo qualche tempo ci siamo messi insieme. Oggi la nostra storia è finita, ma ho deciso di restare a Roma. Avendo già approcciato con questa città da vedente, non trovo grosse difficoltà nel viverci.

F: Raccontaci, se ti va, com’è subentrata la tua disabilità visiva, come hai reagito e se questa ha rappresentato un ostacolo per te.

P: Essa deriva da una malattia genetica che colpisce il nervo ottico atrofizzandolo. Nella maggior parte dei casi si manifesta intorno ai venticinque anni. Così è stato anche per me: a novembre 2015, avevo un lavoro fisso, proprio sul posto di lavoro cominciai a notare dei punti bianchi all’interno del campo visivo, che a distanza di giorni continuavano a persistere. Mi sono sottoposto ad alcuni controlli a seguito dei quali ho scoperto la positività ad una delle mutazioni della LHON. Considerata anche la velocità con cui avanzava la degenerazione visiva, è stato un durissimo colpo per tutti i miei cari, ma piano piano sono riuscito a continuare un’esistenza quasi normale, grazie soprattutto al loro supporto e alla fede.

F: Nello sport hai trovato una valvola di sfogo? Come mai hai scelto proprio il ballo?

P: Con il degenerare della patologia dovevo capire come vive un non vedente,in questo l’unione italiana ciechi ipovedenti di Roma ha avuto un grande ruolo perché all’interno della stessa ho conosciuto persone meravigliose e molto attive. Come prima cosa mi sono state date diverse possibilità di scelta di vari sport. Fin da ragazzino ho coltivato la passione di balli caraibici. Così una volta proposto il corso di ballo ho preso la palla al balzo e mi hanno messo in contatto con Daniela e Alberto, due persone meravigliose che mi hanno insegnato tanto dentro e fuori dal ballo.

(Durante l’allenamento)

F: hai praticato ballo di gruppo o ballo di coppia e perché lo hai lasciato?

P: Ho praticato ballo di coppia per un’affinità personale con questo tipo di ballo, sto parlando di balli di coppia come valzer, rumba e cha cha cha. Da alcuni mesi a questa parte avvisaglie di alcuni problemi muscolo-scheletrici hanno fatto sì che non potessi più continuare se non dopo aver risolto il problema.

F: Prima che la tua disabilità visiva subentrasse, praticavi sport? Trovi differenze nel tuo approccio sportivo tra “ il prima” e “ il dopo”?

P: Chiunque mi ha conosciuto prima della disabilità ha notato grandi cambiamenti tra prima e dopo. Uno di questi è nell’approccio  allo sport, da me prima molto poco praticato a causa dei ritmi di lavoro molto serrati.

(Durante una gara)

F: ci sono accorgimenti specifici nel ballo per i non vedenti? Non è difficile seguire i movimenti ed andare a tempo?

P: Non ci sono accorgimenti veri e propri, quello che mi ha aiutato è affinare l’immaginazione di alcune figure che ti vengono spiegate solo a voce o con il tatto. Un’altra grande differenza la fanno gli insegnanti che con la loro bravura riescono a colmare anche i limiti della disabilità. La disabilità è stata una grande maestra. A distanza di anni la vivo come uno stimolo e non come un limite imprescindibile. Uno dei limiti più grandi è proprio quello di non conoscere i propri limiti.

F: Ottimo spirito Pietro! Bisogna conoscere i propri limiti, e magari provare ad aggirarli, senza strafare. Ti ringrazio per la disponibilità e ti auguro buona fortuna per tutto!

P: Grazie a te e a presto!

Di Federica Carbonin

Condividi: